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Napoli, oggi. In una città viva di persone, scooter rumorosi, colori e bellezza, c’è un luogo dove il silenzio e la storia avvolgono i visitatori in un viaggio di 3000 anni: la vasta città sotterranea, tra spazi enormi, grotte, gallerie e vicoli oscuri, impenetrabili e claustrofobici.

Cécile Bonnet, giovane figlia di imprenditori francesi, arriva per sovrintendere alla costruzione di parcheggi nelle caverne di tufo. Con Yanis, il suo project manager, Greta, assistente del padre, e Gianni, consulente tecnico napoletano, sono intrappolati a quaranta metri sotto la superficie dopo imprevisti e morti violente. Senza mezzi per comunicare con il mondo esterno, partono in un viaggio disperato per trovare un’uscita da quel mondo surreale.

“Black Parthenope” esplora il rapporto tra individuo e identità culturale in una storia dal respiro internazionale. La Napoli sotterranea diventa protagonista, avvolgendo, ammalianto e spaventando i personaggi. La profondità crea contrasti, con l’oscurità che risveglia paure interiori e la luce alla fine del tunnel come salvezza: i protagonisti fuggono da se stessi a 40 metri di profondità.

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